La lavorazione della lana e tintoria

“un antica tradizione delle donne di Scanno persa con il tempo".

La lavorazione della lana non era effettuata durante il periodo estivo in cui le greggi dimoravano sulle montagne poiché le donne dovevano coadiuvare i mariti nell'industria armentaria, ma non appena le greggi transumavano dall'Abruzzo nel Tavoliere delle Puglie, le donne riprendevano la lavorazione della lana durante l'autunno e l'inverno; quindi la mano d'opera per la lavorazione della lana era esclusivamente femminile. In ogni famiglia si costituiva un piccolo lanificio; i piccoli solevano scarmigliare la lana, le donne poi la cardavano, la filavano, la ordivano, la tessevano. Gli apparecchi usati erano semplici e di struttura primordiale; dalla cardella alla conocchia, dall'arcolaio all'aspo ed il piccolo telaio a mano che si usa ancora oggi. I tessuti ottenuti venivano venduti in tutto l'Abruzzo ed anche in regioni lontane, confezionati, o a metraggio nelle fiere primaverili dalle stesse donne. Si racconta per tradizione che una comitiva di donne recatisi in epoche remote a vendere nella fiera di Paliano (in prov. di Frosinone) transitando per Filettino furono rapite da quei cittadini attratti dal costume e dalla loro bellezza. Esse - dice la tradizione - non tornarono più in paese. La lana che si ricavava dal gregge di proprietà degli scannesi era di un colore scuro e con essa si potevano confezionare vari oggetti per uso domestico: i mantelli a ruota chiamati in dialetto cappe; le uose chiamate strangunére, vestiti, camici ecc.

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La lana bianca non si usava nel colore naturale, ma si tingeva. Le donne erano specializzate in questo ramo e risulta dai documenti che il Re di Napoli, quando fondò il setificio di San Leucio, chiamò come insegnante di tessitura e tintoria tale Colomba Mancinelli, scannese.

La tintoria di Scanno.
L'arte della tintoria si svolgeva mediante procedimenti originali; si traevano i principi attivi per la colorazione tanto dalle piante (foglie, radici e cortecce), quanto dagli insetti, e le sostanze usate erano frutto di preparazione locale. Solo l'indaco veniva acquistato. Con esso mediante il processo di fermentazione, svolto con i sistemi primordiali, si otteneva il bleu con le gradazioni. Siccome bisognava sciogliere l'indaco con sostanza acida usavano, credendole le migliori per tale uso, sostanze ricche di tannino. Per ottenere il verde e le gradazioni si tingeva prima la lana o il tessuto con essa ottenuto in bleu e poi si tuffava in una decozione gialla ottenuta dall'ebollizione avvenuta per molte ore di foglie di ornello colte quando non sono indurite, cioè al massimo colte in giugno. Dalla decozione di queste foglie si otteneva il giallo, quindi il tessuto precedentemente tuffato nel bleu, immerso in questa decozione, assumeva la colorazione verde. Il rosso con le gradazioni si otteneva eseguendo una decozione di radice di robbia (rubbia tinctoria). Per ottenere il rosso scarlatto bisognava immergere il tessuto o la lana nella decozione suddetta con dell'acido. Usavano acido solforico. Per il rosa invece dell'acido si aggiungeva una soluzione alcalina. Le varie gradazioni si ottenevano mediante la pratica acquistata con il tingere. La colorazione cremesi si otteneva con la decozione della cinipe purpurea. Le cinipi raccolte in epoca giusta e fatte morire con giusto calore venivano stritolate; la decozione di esse trattata con sostanza alcalina dà le varie gradazioni del cremesi; trattata con acido dava il violetto.

Ottenevano il giallo e gradazioni fino all'avana con decozione di mallo di noci. Le diverse gradazioni si ottenevano a seconda della quantità di mallo usata. Non si usava alcun mordente; si bagnava il tessuto o il filato con alcale. Anche dalla fuliggine si otteneva il giallo, e con l'aggiunta di sostanza acida il nero. Il nero si otteneva da detriti di ferro con una soluzione di noci di galla, o con corteccia di melograno o cedro. I colori ottenuti con tali procedimenti rimanevano inalterati anche dopo essere stati lavati e poi asciugati all'aria aperta.

Il Museo della lana si trova nel comune di Scanno (provincia dell'Aquila).

Nell'unica sala espositiva si ripercorre la vita quotidiana di un pastore: Vi sono tutti gli oggetti usati fino ad inizio '900: un letto, dei lettini per bambini, dei vestiti tradizionali di Scanno, naturalmente degli attrezzi per cardare e tessere la lana, un'arca (sottospecie di silos in legno per stivare il grano ed utilizzato come antica unità di misura in disuso per grano) nonché, in una bacheca vengono mostrate le piante usate per tingere il vestito tradizionale di Scanno. Nelle altre bacheche vi sono dei documenti di personalità di Scanno ed attrezzi da cucina.

Una visita virtuale al Museo della Lana di Scanno.
Museo tipologia Etnografico

Indirizzo Strada Calata Sant'Antonio - Scanno (AQ)
Orari 1 giugno-30 settembre: da lunedi a domenica: 10-12,30; 17-19,30 -
Resto dell'anno sabato e domenica: 10,30-13.
Per comitive prenotare | Biglietti Gratuito
Telefono 0864747203 - 330749745


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